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3 agosto 2010

Chi non chiude si rivede

Emergency logo

Ricordate l'ospedale di Emergency a Lashkar-Gah, in Afghanistan? Dai, quello chiuso dopo il sequestro dei tre operatori Emergency Marco Garatti, Matteo dall'Aira e Matteo Pagani? Quelli poi probabilmente rilasciati in cambio di tale chiusura? Su, un po' di sforzo mnemonico... Ne avevano parlato tanto i telegiornali! Articoloni sui quotidiani... Noi se ne era parlato QUI. Ecco, sì, ci siamo, quello. Ha riaperto. Il 29 luglio scorso. A comunicarlo è Cecilia Strada, ecco le sue parole:

Cari amici,

siamo molto felici di annunciarvi che giovedì 29 luglio abbiamo riaperto il Centro chirurgico di Lashkar-Gah.
Un giornalista ci ha chiesto "Perché?". Ma la risposta la sapete già: perché è il nostro lavoro, perché quell'ospedale serve, perché è l'unica struttura gratuita nella regione, perché quell'area è teatro di una guerra sempre più violenta, perché i 70 letti delle corsie - da quando è stato aperto e fino al giorno della sua forzata chiusura il 10 aprile scorso - sono sempre stati pieni. Perché la popolazione ne ha bisogno: e noi non abbiamo bisogno di altri perché.

Ancora grazie per il vostro sostegno.
A presto,

Cecilia Strada
Presidente di Emergency

QUI il comunicato stampa.

26 luglio 2010

Retroscena afghani

Drone Reaper

(AGI) Washington - Un'enorme quantita' di documenti segreti del Pentagono sulla guerra afghana rivelati dal portale Wikileaks. Documenti riservati da cui emerge un ritratto devastante della guerra: civili morti e di cui non si e' mai saputo nulla, un'unita' segreta incaricata di "uccidere o catturare" ogni talebano senza alcun processo, i droni Reaper telecomandati a distanza da una base del Nevada, la collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani.

Tutti i documenti QUI.

21 luglio 2010

Sesso (da) mercenario

Afghan mercenary camp

La notizia è recente. Di contractors, e in particolare della ex-Blackwater (ora Xe Service) si era già parlato QUI. Cattive nuove giungono però dal fronte mediorientale. Dopo i gravi e numerosi fatti che negli ultimi anni avevano già coinvolto le agenzie di sicurezza impiegate - più o meno legalmente - in Iraq e Afghanistan, era logico pensare che il controllo sui contractors fosse elevato, se non per rispetto del diritto internazionale e umano, quantomeno per necessità di propaganda politica. Così non è stato. Gli appartenenti a queste organizzazioni si sono macchiati di nuovi crimini. Ma "nuovi" è un eufemismo, chissà da quanto lo sfruttamento e la tratta di donne indigene andava avanti. Addirittura «James Gordon, per un certo periodo di tempo supervisore di Armour Group, ha sostenuto che un manager si vantava apertamente di “possedere” prostitute a Kabul».
E chissenefrega, potrebbe dire il lettore, gli USA, il loro esercito e tutto ciò che vi gira attorno hanno nuovamente confermato che, indipendentemente dal colore del presidente, ancora debbono compiere innumerevoli passi per giungere ad una reale rispettabilità internazionale. Sbagliato. Pensare che gli Stati Uniti all'estero rappresentino solo sé stessi è un errore. A Kabul e a Baghdad, come in mille altri luoghi, la faccia del soldato che stupra, uccide e si fa beffa dei cadaveri è il volto stesso dell'occidente, l'unico disponibile. Lo stesso occidente di cui, ancora, noi stessi, qui, su queste sedie e davanti a questi schermi facciamo parte. Ogni delitto perpetrato laggiù ci vede complici: noi, i nostri governi, i nostri organismi sovranazionali. Per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti, cantava De André, uno che l'aveva capita molto bene.
Non ci si chieda quindi "perchè ci odiano?", quanto "cosa abbiamo mai fatto, noi, per evitarlo?".


(grazie a Pavi per la segnalazione)

17 maggio 2010

Lista Afghanistan+2

Blindato Lince

La news QUI. Notizie ancora incerte e frammentate. Pare che in Afghanistan sia stato da poco colpito un blindato Lince italiano facente parte di un convoglio ISAF. Tra i membri dell'equipaggio due militari sono morti e due feriti, tra questi ultimi una donna. Attacco effettuato mediante un ordigno piazzatto sul percorso dei mezzi. L'ultimo evento simile era accaduto nel settembre 2009. Il numero di militari italiani morti in Afghanistan sale così a quota 23. I precedenti QUI.

Reazioni politiche immediate previste:

- La Russa: "Vigliacchi, non ci fermeranno."
- Napolitano: "Tutta la mia vicinanza alle famiglie."
- Schifani: "L'Italia si inchina di fronte ai nostri eroi."
- Bersani: "Si presenta nuovamente la necessità di rivalutare la presenza del contingente italiano in Afganistan. Credo."
- Meloni: "Il fatto è notevole, sebbene si debba ancora fare parecchia strada per giungere ad un totale rispetto delle quote rosa."
- Vendola: "Questa nuova tragedia mostra ancora una volta l'urgenza di ritirare l'Italia da questa vergognosa guerra."
- Bondi: "Nonostante il tragico evento, quello di rimanere in Afghanistan rimane per l'Italia un dovere umanitario."
- Sgarbi: "Capre!"

Conseguenze previste sulla politica estera italiana nei prossimi 6 mesi:

Nessuna

19 aprile 2010

Liberi tutti

Sciacalli contro Emergency


Fin dall'inizio di questa vicenda era scontato che i 3 membri dello staff di Emergency prima o poi sarebbero stati rilasciati. Era solo questione di tempi. E magari di impegno da parte del governo. Ma dopo l'interesse dimostrato dal Napolitano, dagli organismi internazionali e dalla società civile niente potevano le disgustose affermazioni di personaggi del calibro di Gasparri e La Russa.
Il punto è che il gioco della diplomazia prevede sempre un dare e avere, c'è sempre una contropartita.
Questa volta contrappeso per la liberazione dei tre italiani era la chiusura dell'ospedale di Emergency a Lashkar-gah. Emergency non piace. In generale perché cura tutti - come tra l'altro prescritto dalle convenzioni internazionali -, perchè tiene gli occhi aperti, perchè denuncia le violazioni ai diritti umani e le azioni illegali compiute nelle zone in cui opera, perchè, come scrivono Wu Ming, "Quello di Emergency è il più importante gioco di verità sul fronte della sedicente “Guerra al terrore”.". Soprattutto Emergency non piace a chi comanda in quella regione, il ruolo attivo che il suo staff ha avuto nelle trattative coi taliban per la liberazione di Mastrogiacomo e di Torsello non è mai stato visto di buon occhio né dal governo locale né dai britannici che lì guidano la coalizione Isaf.