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21 luglio 2010

Sesso (da) mercenario

Afghan mercenary camp

La notizia è recente. Di contractors, e in particolare della ex-Blackwater (ora Xe Service) si era già parlato QUI. Cattive nuove giungono però dal fronte mediorientale. Dopo i gravi e numerosi fatti che negli ultimi anni avevano già coinvolto le agenzie di sicurezza impiegate - più o meno legalmente - in Iraq e Afghanistan, era logico pensare che il controllo sui contractors fosse elevato, se non per rispetto del diritto internazionale e umano, quantomeno per necessità di propaganda politica. Così non è stato. Gli appartenenti a queste organizzazioni si sono macchiati di nuovi crimini. Ma "nuovi" è un eufemismo, chissà da quanto lo sfruttamento e la tratta di donne indigene andava avanti. Addirittura «James Gordon, per un certo periodo di tempo supervisore di Armour Group, ha sostenuto che un manager si vantava apertamente di “possedere” prostitute a Kabul».
E chissenefrega, potrebbe dire il lettore, gli USA, il loro esercito e tutto ciò che vi gira attorno hanno nuovamente confermato che, indipendentemente dal colore del presidente, ancora debbono compiere innumerevoli passi per giungere ad una reale rispettabilità internazionale. Sbagliato. Pensare che gli Stati Uniti all'estero rappresentino solo sé stessi è un errore. A Kabul e a Baghdad, come in mille altri luoghi, la faccia del soldato che stupra, uccide e si fa beffa dei cadaveri è il volto stesso dell'occidente, l'unico disponibile. Lo stesso occidente di cui, ancora, noi stessi, qui, su queste sedie e davanti a questi schermi facciamo parte. Ogni delitto perpetrato laggiù ci vede complici: noi, i nostri governi, i nostri organismi sovranazionali. Per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti, cantava De André, uno che l'aveva capita molto bene.
Non ci si chieda quindi "perchè ci odiano?", quanto "cosa abbiamo mai fatto, noi, per evitarlo?".


(grazie a Pavi per la segnalazione)

19 maggio 2010

About Blackwater

Domani Arcoiris

"Domani", il sito di informazione diretto da Maurizio Chierici, pubblica anche la seconda parte della storia della Blackwater, l'agenzia di sicurezza privata statunitense coinvolta in tutto il pianeta in azioni di dubbia legalità.
Qui i link ad entrambi gli articoli:

19 aprile 2010

Lo sporco mestiere della guerra

Blackwater

Negli ultimi decenni si è registrato un aumento esponenziale degli interessi all’estero di varie nazioni, soprattutto sul piano delle forniture energetiche. Alla maggiore messa in pericolo di tali interessi, ad opera di vari fattori, è seguita l'inevitabile necessità di un aumento della salvaguardia, in particolare nelle zone calde del pianeta. Nonostante le forti campagne di reclutamento avviate in diversi paesi, primi tra tutti gli Stati Uniti, non è sempre facile supplire al fabbisogno militare necessario, non sempre si hanno gli uomini giusti per ogni operazione. Le leggi dell’economia sono ferree: la nascita di un bisogno crea un mercato, nulla fa eccezione a questa legge, neanche la guerra.
È così che inizia lo sviluppo delle compagnie militari private, o private military contractors (PMC). Addestramento delle forze militari e di polizia, supporto tattico e logistico agli eserciti regolari e funzione di scorta ad esponenti governativi in zone a rischio sono i principali compiti svolti da queste aziende. A questo si aggiunge la fornitura diretta di personale specializzato.
Particolarmente fiorenti negli USA, diverse compagnie possono vantare come cliente di spicco il Dipartimento di Stato che, dal 1994, ha avviato una intensa campagna di outsourcing nel settore della difesa, subappaltando a società private interi pezzi delle sue funzioni. Largamente utilizzate sul fronte interno, dallo svolgimento di compiti di homeland security alla gestione di situazioni di emergenza quali l’uragano Katrina, le PMC hanno conosciuto il loro periodo d’oro con lo scoppio delle guerre in Afghanistan e in Iraq.