25 giugno 2010

Resoconto dalla nave dei folli

Domani Arcoiris

Il mio nuovo articolo su Domani. Questa volta si parla di disagio mentale e del variegato, complicato mondo che vi gira attorno.
Leggilo QUI.

21 giugno 2010

Cronaca di un mattino catodico

Schermata Rai

Ci sono io che guardo un gruppo di anziani che guardano la televisione. Sullo schermo un programma che elenca tutti i possibili mali patibili dal corpo umano, rateizzati in un numero indefinito di puntate. L'Ipocondriaca osserva a occhi sbarrati, quasi non respira per paura di perdersi quella parola che potrebbe salvarle la vita. Il luminare di turno sciorina le sue spiegazioni e lei inizia già ad avvertire quei leggeri dolori che sono presagio di catastrofe. Lui elenca i sintomi e lei risponde a tempo tastandosi leggermente una gamba, osservando meglio una macchia sulla pelle della mano, testando con piccoli movimenti la flessibilità delle giunture. La bocca si muove in silenzio, forse ripetendo le informazioni appena assorbite, forse lasciandosi andare nell'ultima preghiera.
Il Burbero sfoglia rumorosamente il giornale, borbottando qualcosa su questo genere di trasmissioni e sulla gente che le segue.
Pubblicità.
Passa il promo di un programma finalizzato a raccogliere fondi per non so quale progetto di chiaro indirizzo cattolico. E' a quel punto che noto il Commentatore. Inizialmente non vi avevo fatto caso, ma ora è lì, lanciato in una concitata spiegazione riguardante l'importanza di queste iniziative, non si può non notarlo.
Inizia il programma successivo: Forum.
L'attenzione generale torna a concentrarsi sulo schermo, il silenzio che accompagna la sigla ha qualcosa di sacrale. Questi non sono semplici fan, sono uno stuolo di adepti. Solo l'Apatico, in un angolo, sembra non essere toccato dalla cosa, continuando a fissare la pioggia battente oltre la porta a vetri. D'altra parte nulla sembra toccarlo.
Dopo le prime brevi fasi rituali di presentazione entrano i primi due protagonisti. Attori mediocri che interpretano persone mediocri, il risultato finale è abbastanza verosimile. il Padre paga il figlio per studiare, la Madre non vuole. Si litigano l'affido. Il Commentatore non aspettava altro. Si lancia, col suo accento toscano, nella spiegazione di come il Padre abbia torto marcio, come non abbia idea di quali siano i giusti sistemi educativi da adottare. Che poi un ragazzetto di quell'età con dei soldi in tasca chissà cosa può fare, al giorno d'oggi. Il Burbero esce e si incolla al filtro di una sigaretta. Lascia dietro di sé una scia sussurrata di improperi contro la pioggia, il mondo, Dio e gli uomini.
Dal gruppo delle Petulanti si levano sguardi di disapprovazione.
In tv i genitori hanno passato la staffetta al caso successivo: Lei1, giornalista, ha pubblicato sul giornale locale notizie (riguardanti il proprio padre) in cui rientra Lei2, seconda moglie del padre. Lei2 sostiene che la sua privacy sia stata violata e chiede un risarcimento. Il Commentatore, ormai protagonista indiscusso della situazione, quasi non prende il respiro per la fretta di iniziare a parlare. Difende Lei2, che le cose che riguardano la vita privata di una persona non andrebbero mica raccontate in giro. Ma tanto si vede che tra quelle due non scorre buon sangue, e chissà che storie ci sono sotto. Quell'accento toscano sta iniziando ad infastidirmi. E pensare che finora l'avevo sempre trovato simpatico. L'Informato invoca la legge bavaglio.
Arriva in telegiornale. Inaspettatamente il Commentatore si alza dalla sedia, raccoglie la sua vuvuzela di plastica rossa e se ne va. Ha tredici anni.
Sono mattinate come queste che mi fanno pensare che l'Italia, come paese intero, sia totalmente spacciata.

15 giugno 2010

Giocattoli antisemiti

ZicloneProprio stasera mi è capitato di vedere la pubblicità di un nuovo giocattolo. Carino, ma niente di originale. Una specie di freesbe che invece di volare parallelo al terreno si muove rimanendo perpendicolare al suolo. In dotazione non manca l'apposito pistolone spara freesbe. Un prodotto che piace ai bambini perchè fa tanto arma da fuoco ma piace pure alle mamme perchè dotato di quell'apprezzabile appeal da gioco-sano-all'aria-aperta.
A colpirmi, più che lo spot in sé, è stato il nome del prodotto: ZICLONE.
Prima un vago sentore, poi l'informazione ha trovato il giusto percorso tra le sinapsi e l'altro prodotto che porta praticamente lo stesso nome mi si è presentato alla mente. Questo:

Zyclon B

Detto Zyklon B, Zyclon B o Cyklon B, si tratta di un giocattolino che a suo tempo ha avuto parecchio successo, peccato piacesse in particolare a quei tizi che si salutavano alzando il braccio destro. Pessimi testimonial, col senno di poi. Per non parlare del loro capo coi baffetti, ne andava letteralmente pazzo! Piaceva un po' meno a quegli altri, quelli che non amavano troppo fare la doccia, ma si sa, nessun prodotto può coprire tutto il mercato. In seguito la storia commerciale dello Zyklon B non è stata molto fortunata, non credo la produzione sia proseguita a lungo. L'azienda che l'ha creato, la Bayern, sembra invece godere di ottima salute.
A quanto pare dell'evidente problema di naming non si è però resa conto l'azienda produttrice, dove a nessuno deve essere saltata in mente l'idea di fare una banale ricerca su Google. O se l'hanno fatta si sono accontentati della prima pagina di risultati. Pensare che si sarebbero risparmiati un sacco di problemi potenziali. Non per altro, ma dare ad un giocattolo praticamente lo stesso nome del pesticida largamente impiegato nei campi di concentramento per gasare gli ebrei non è certamente una geniale mossa commerciale. Prevedo enormi casini per l'ufficio marketing.
Magari esagero, ma non mi stupirei se a breve le associazioni ebraiche insorgessero, con tutto il casino che ne seguirebbe, ritiro dal mercato compreso, in attesa di un nuovo nome e tempi migliori.

13 giugno 2010

Sul PIL

Quoto Giovanni De Mauro, che, su Internazionale, quota Robert Kennedy:
«Oggi il nostro prodotto interno lordo ha superato gli 800 miliardi di dollari. Ma questo PIL include l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana. Include le serrature speciali per le nostre porte e le prigioni per chi cerca di forzarle. Include la distruzione delle sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali. Include il napalm, le testate nucleari e i mezzi blindati usati dalla polizia per reprimere le rivolte nelle nostre città. Include i programmi televisivi che esaltano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Il prodotto interno lordo, però, non include la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione o il piacere dei loro giochi. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni, l'intelligenza del nostro dibattito politico o l'integrità dei nostri dipendenti pubblici. Non misura né la nostra vivacità né il nostro coraggio, la nostra saggezza o il nostro sapere, la nostra compassione o la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, tranne quello per cui vale la pena vivere. E può dirci tutto sull'America, tranne perchè siamo orgogliosi di essere americani.»

(Robert Kennedy, Kansas University, 18 marzo 1968)


6 giugno 2010

All'opera

Carmen

Il televisore è nero, sottile, con un certo numero di pollici. Mi sta davanti. Acceso. Non ricordo più quanto tempo è passato dall'ultima volta che ne ho acceso uno di mia spontanea volontà. Mesi, parecchi mesi. Non per fare il fighetto snob, è semplicemente che l'ultima volta che fatto uso del telecomando (per sentire cosa diceva non-ricordo-chi ospitato da Santoro) lo schermo mi ha risposto con uno scoppiettante snow crash, esplosione di pixel bianconeri in delirio continuo. Tubo catodico in nevrosi. Ho pensato fosse colpa del passaggio al digitale terrestre. In realtà si era spostata l'antenna. Il digitale terrestre non ho ancora ben chiaro cosa sia, ma a quanto mi hanno detto da ste parti ancora non è passato.

Sta di fatto che dentro la televisione c'è Bizet. Cioè, non Bizet in persona. La Carmen di Bizet. La storia del tipo che se la fa con la zingara invece che con le donne del suo rango, creando un sacco di casini.

Ok, forse non è chiaro: la Carmen. Di Bizet. Nella tivvù. Italiana.

Io dalla tv taliana del 2010 magari mi aspetto qualcosa, ma mica gran che. Qui non stiamo negli USA. Negli USA hanno parecchi difetti, ma almeno la tv figa ce l'hanno. In Italia la tv figa ha l'aggettivo pay davanti. Io non la compro la tv, al massimo la accendo. Dalla televisione italiana al massimo mi aspetto un Floris, un Santoro, un Travaglio quando proprio va bene. Lubrano e Piero Angela sono roba d'altri tempi. Stasera mi sono trovato davanti dell'opera. La Rai mi sta stupendo ultimamente. Dopo avere trasferito Caterpillar dalla radio allo schermo, adesso mi buttano su pure Bizet. Nonostante la pessima interpretazione della Clerici, nonostante il fatto che non si accenni minimamente ai tagli alla cultura fatti dal ministero preposto, nonostante tutto mi chedo: vorranno mica fare tivvù seria? Ok che c'è Morandi, ma ci può anche stare. Sicuramente un consistente numero di telespettatrici datate (e relativi mariti) è attratto più da Morandi che dalla Carmen. E' la dura realtà: tira più una consonante di Morandi - foss'anche un'acca - che un carro di Bizet. Questioni di genetica culturale. Intanto lo stuolo di ultrasessantenni-casalinghe-di-Voghera sta davanti allo schermo a vedersi dell'opera, mica Emilio Fede.

Purtroppo mi scappa l'occhio sul calendario. Il 6 giugno. Estate. La gente d'estate non sta davanti al tubo catodico. O quantomeno non ci sta quanto in inverno. D'estate si sta fuori. Si vede gente. Si fa ciò che d'inverno si sotituisce col televisore. Una boccata di vita vera, pausa ai surrogati.
Poi magari mi sbaglio. Magari la Rai ha intenzioni serie, mi dico. Si sono resi conto della situazione, hanno capito che la storia non può andare avanti così. Non dico siano spinti dalla coscienza civica, ma almeno un bilancio lo sapranno inerpretare. E suppongo che i bilanci non siano gran che positivi, che non siamo mica più negli anni '50, adesso la gente la tivvù con l'aggettivo davanti sa cos'è. E sa come procurarsela.
Che la rivoluzione culturale tanto attesa stia infine arrivando, sull'onda dell'Auditel? Un po' lo spero. Non sarebbe male. Non sarebbe male per niente. Mi crogiolo un po'. Immagino: cultura in tv, giornali più bianchi che rosa, voto secondo coscienza, testamento biologico, politica rappresentativa, fondi alla cultura...
Sì, la disillusione sta sempre dietro l'angolo, tranquilli, lo so.

4 giugno 2010

Battaglie navali

Death of Rachel Corrie

C'era una nave che doveva arrivare. Carica di beni di prima necessità per un popolo stremato, ingabbiato nella sua stessa terra. Una terra assediata da bulldozer che la erodono lentamente, che spostano i confini un metro alla volta, come fossero trincee. Immagini della prima guerra che affiorano alla mente. Confini mobili, che non si possono veder muovere in nessuna cartina politica, più pericolosi perchè arbitrari, dettati dal desiderio di espansione e giustificati da una guerra mascherata da difesa. Che si stringono come un cappio. Movimento di frontiere assecondato non dal diritto internazionale, che continua a venire macellato dalle lente ruote degli organismi sovranazionali, ma dal Mercato - quello con la M maiuscola - che tutto vede e tutto può. La storia dell'oppressione di un popolo da parte di un'altro che ha scordato il motivo per cui si trova lì.

C'era una nave che doveva arrivare. Ma è stata assaltata da pirati in divisa. Azioni di guerra di nuovo mascherate da difesa, perdipiù verificatesi in acque internazionali, in una terra di nessuno dove non c'è arrembaggio che possa essere giustificato. Forze speciali con nomi ricamati sul taschino della divisa che si comportano alla stregua di pirati somali. Ci sono stati morti, feriti, prove fragili, sabotaggi e giustificazioni dure da digerire. I più stupidi adotteranno i cadaveri come bandiere. Ma anche qualche intervento insperato è giunto. Un valico si è aperto, il popolo prigioniero ha potuto nuovamente entrare in contatto col mondo. Ma nulla è certo, spiega Vittorio Arrigoni, che Gaza la conosce bene, la vede da dentro, ne conosce la polvere, il sangue e la disperazione. Ma chissà, forse almeno quest'apertura è dovuta, poiché, in fondo, ciò che è avvenuto non è altro che un attacco ad un convoglio trasportante aiuti umanitari. Sono cose difficili da spiegare. Ma non è detto che una spiegazione verrà data mai.

Ora una nuova nave sta arrivando. Porta il nome di Rachel Corrie, attivista morta nel 2003, uccisa da uno di quegli spietati bulldozer che quotidianamente mordono i confini di Gaza. La Rachel Corrie è l'ultima nave della Freedom Flottilla, partita in ritardo a causa di guasti non del tutto casuali. Arrivo previsto: la mattina del 5 giugno. Naviga verso il suo destino, con un nome che lascia ampio spazio ad oscuri presagi. E' ormai poco distante dal punto in cui il resto della flotta è stato arrestato. Gli occhi del mondo sono puntati sul quella piccola striscia di Mediterraneo e sull'altra Striscia, quella di terra, che le sta di fronte.
Forse tutto andrà bene, forse no. In ogni caso prima o poi gli occhi del mondo torneranno a guardare altrove, dimenticheranno nuovamente il sopruso che nei Territori si compie ogni giorno, che inonda con l'amaro sapore dell'umiliazione le bocche di chi si trova circondato, minacciato e imprigionato in casa propria. Di un popolo oppresso il cui futuro viene calpestato da un altro popolo che ha dimenticato da ormai troppo tempo il significato della parola persecuzione.




29 maggio 2010

Sbattere l'arte in strada

Exit

L'arte non è elite. L'arte sa essere dolce, leggiadra ed evocativa esattamente come violenta, sporca e feroce. L'arte vive fuori dalle porte di musei e gallerie, quelli non sono che cimiteri, loculi incorniciati per sensibilità d'altri tempi. Supermercati del buongusto di massa. Non è rimasto nulla di vivo lì dentro. L'arte si rotola nel fango, si arrampica sui muri e si nasconde nelle cantine. L'arte urla rabbia con parole di vernice. L'arte è lì fuori. E ti sta osservando.

25 maggio 2010

La Crisi anticoncezionale

Pubblicità Durex

Il Vaticano, nella persona del cardinal Bagnasco, è preoccupato. Ciò stupisce: ci si è ormai abituati a vederlo minaccioso, adirato, recriminatorio, apocalittico, ma preoccupato era un pezzo che non si mostrava. Manca giusto un po' di carità e poi potremmo anche riammetterlo alla comunione.
Questo moto di preoccupazione a cosa è dovuto? Alla legge sulle intercettazioni che mette al patibolo la libertà di stampa? No. Alla piattaforma inabissata Horizon Deepwater e alle sue sorelline minori che ancora spargono greggio per i sette mari? Neanche sognarselo, cormorani e delfini non hanno anima, solo quel fricchettone di San Francesco avrebbe potuto pensarlo. Il problema è allora il famigerato piano anti-crisi? Sì, quasi. Cioè, l'imposizione fiscale diretta non fa parte dell'universo vaticano, il problema è l'influsso che ciò ha sulla riproduzione umana. Sì, la Crisi si è dimostrata un ottimo anticoncezionale. In Italia il 50% delle coppie sposate non ha figli.
La diagnosi vaticana è lapidaria: suicidio demografico. Le misure da prendere chiarissime:
«Bisogna tentare di uscirne attraverso parametri sociali nuovi e coerenti con le analisi fatte". "Da parte nostra ci impegniamo affinché nella pastorale familiare, e in quella volta alla preparazione al matrimonio, si operi per radicare ancor più la coscienza dei figli come doni che moltiplicano il credito verso la vita e il suo domani.»
Chiaro, efficace e determinato. Un Terminator in paramenti sacri. Sicuramente l'arsura economica farà la sua parte, ma la possibilità che le coppie scelgano deliberatamente di non fare figli per una qualche inezia come - chessò - la realizzazione personale non sfiora minimamente l'onorandissimo capo. Chissà poi se nel conto hanno considerato le coppie non sposate con figli (che se c'è crisi la prima spesa che si taglia è quella matrimoniale) o le ragazze madri.

Fossi nel Vaticano aprirei un po' gli occhi, in particolare valuterei le istanze che si stanno facendo strada sul fronte austriaco. Su dal nord arrivano infatti dicharazioni quali: «Il Vaticano dovrebbe aprire un confronto sul celibato dei preti e l’ordinazione di uomini sposati». E a rilasciarle sono nientemeno che dei porporati.
La storia insegna: prendere i voti è sempre stato un ottimo modo per avere vitto e alloggio garantiti quando la povertà morde i garretti, ancora meglio che entrare nell'Arma. Abolire il celibato abbatterebbe uno dei principali divieti che limitano il passaggio dei laici allo stato clericale. La crisi delle vocazioni verrebbe bloccata e la Chiesa dimostrerebbe finalmente uno spiraglio di apertura mentale. Tre piccioni con una fava. Per non parlare dei preti, che ottenendo il permesso di avere figli potrebbero finalmente tornare alla coerenza e smettere di utilizzare il preservativo. O magari sfogare in modo più sano quegli altri vizietti.

24 maggio 2010

Q

Luther Blisset - Q
«Jan cammina per queste vie, senza meta come un naufrago alla deriva, e cerca un segno, un indizio, che faccia capire se proprio qui troverà ciò che cerca. Il tono sale rapido: - Stupido coglione, figlio d'una cagna di Leida! Il segno non è intorno a te, non è nei muri, nei mattoni, nella calce, nei ciottoli, no, non troverai ciò che vai cercando. Il segno è la ricerca stessa, il segno sei tu che arranchi nel fango delle strade. Siete voi. Noi che siamo in cerca: noi che siamo l'adesso, il già e non ancora. I vecchi sono fermi, sono già stati. Vecchi credenti già morti. Il mattone della Cattedrale non dice nulla. I vostri sguardi invece dicono che Dio è qui, Dio è qui adesso, il Suo Spirito è tra di noi, in questa giovinezza, in queste braccia, questi muscoli, gambe, seni, occhi. Qualcosa di immenso si prospetta sulla soglia della vita, sporca, maledetta, insulsa vita di merda che credevi una scoreggia silenziosa nel piano divino. E invece no! Dio farà di te un soldato. Ascoltalo: Egli ti chiama a un'impresa. Ascoltalo, ascoltalo dentro. Ecco, lo senti chiamarti all'appello per nome, per l'ultima battaglia. Jan, ascolta, maledetto verme! - Gli occhi si stringono improvvisamente, due fessure azzurre, volano rasenti alle teste, planano, poi si alzano di nuovo, in un sibilo: - Sí, tu, buffoneciarlatanoputtaniere, perché è di questo che stiamo parlando, che ti credi!? Pensavi di lottare per uno straccio di carta imbrattata delle tue libertà civiche!? All'inferno! Dio ti sta parlando di ben altro: non di Münster, no, non di queste case, queste pietre, queste strade, non di tutto questo com'è ora. Ma di quello che diventa. Di voi e di me nella Città, fratelli! Dio non chiede di combattere per un trattato, non per una pace equa: ma di combattere per la Nuova Gerusalemme. Cielo e terra nuovi! Un mondo, il nostro nuovo mondo al di qua dell'Oceano! - Panico e di nuovo stupore negli sguardi. - Questa è la promessa che bandisce i ciarlatani, gli indecisi, gli inetti, la feccia sorda alla chiamata. Che ci mollino ora e raggiungano il cimitero della vecchia fede. Noi edificheremo la piramide di fuoco, noi fonderemo la Nuova Gerusalemme.»

Sostituire la parola "Dio" con "Rivoluzione", "Destino", "Potere" o "Pollo alle Mandorle", a piacimento.

Un tributo a Luther Blisset, in una delle sue molteplici personificazioni.

20 maggio 2010

Evasori alle Fiamme (Gialle)

Rogo di eretici

Maggio mese di liste. Dopo quella di Anemone, che raccoglieva in ordine sparso amici, clienti e favoreggiatori dell'imprenditore, e su cui ancora non si è capito gran che, ecco che la tanto attesa - e ben più chiara - lista Falciani valica infine le Alpi. La suddetta lista, sottratta alla Hsbc di Ginevra da Hervè Falciani, ex dipendente della holding (nel ruolo di tecnico informatico), contiene informazioni su circa 127.000 conti correnti, riconducibili a 80.000 persone residenti in 180 paesi. Gli italiani sarebbero 7.094. I dati dei conti risalirebbero al 2006/2007, ma c'è anche chi dice 2008. Chissà in quanti se la staranno facendo sotto. Spero tanti. A volte godere della disperazione altrui è davvero salutare. Non foss'altro chè questa categoria di meschine soddisfazioni è comunque l'unica concessa ai lavoratori stipendiati (quando va bene), con aliquota fissa al 20%, senza possibilità di trattativa.